Skip to main content

Full text of "Eloisa Verner; dramma di sentimento per musica, da rappresentarsi nell'Imperial Teatro di via della Pergola, l'autunno del 1810 .."

See other formats


ÌLOISA  VERNER 


DRAMMA  DI  SENTIMENTO  PER  MUSICA 

SA  lAPPRESBNTARSI  MBLL' 1MPE61  AL  TEATR* 

DI  VIA  DELLA  PERGOLA 
i:  AUTUNNO  DEL  1810. 

JOTTO  LA  PROTEZIONE 

BI   SUA  MAESTÀ' 

NAPOLEONE  L 

IMPERATORE  DEI  FRANCESI 
RE  D'  ITALIA. 
E  PROTfiTTOrtfi  DELLA  CONFEDERAZIONE 
PEL  ai^MQ. 


flRENZB  18  fo. 
Fren*  Gias.  fancosini 


PERSONAGGI 


ILCOLONNELT  O  ODO  ARDO  Conte  di  Pirs«iL 

Sig.  Massimiliano^  Fidanza . 

ELOISA.  VERNER 

Sig.  Elisabetta  Manf redini. 

ISIDORO  PRIZ 

Sig  Foriunato  ApriU  Jcc^denticct  Filarmi'' 
nicQ  di  Bologna . 

BATTAGLIA,  recchio.  invalida,.  Caporale  co* 
stode  del  Castello 

Sig.  Carlo  Angrisanì  Accademico  Maestro  Fi' 
lar manica  di  Bologna. 

ih  MAGGIORE  GOLZ  Zio  d'  Qdoard^ 

5/^-.  Giovanni  Santini. ^ 

GERTRUDE  Cameriera  d'  Eloi&a 
Sig,  Maddalena  Salandri. 

VALTER  compagno  di  Fri2; 
Sig\  Filippo  Campolucci. 

Servitori  \ 

Contadini,  e  Contadine  >  che  noa  parlano^ 

Soldati  invalidi  j 


jia  Musica  è  espressamene  scritta  dal  Sig. 
Maestro  Pietri  Raimondi. 


PrJm»  Vtothio,  e  Direttore  delT Qrchestru 
Sig.  Gio.  Felice  Mosell*. 


Maestro         p  r  i  m     C  i  m  h  a  1 0 
Sig.  Michele  Neri  fiondi. 


Secondo  C'tmhalo 
Primj  l^iol  dei  Secondi 
Primo  Violoncello 
Primo  Cont rabbassa 
Prima  Viola 
Primo  Oboe 

Pr.  Faàòtto  e  Corff»  Ingt. 
primo  Plauto 
Primo  Clarinet 
Primo  Como 


Sig. 
Sig. 

Sig. 
Sig. 
Sig. 

Sig 
Sig. 
Si- 


Luigi  Barbieri . 
Salvatore  Tinti. 
Gugl 

Cosimo  Corona  , 
Ranieri  Mangani . 

Carlo  Donrjcr  i chini . 

Giuseppe  Closset . 

Lmgi  \'é  nri . 

Francesco  1  uly  . 

Past|uale  Bnlclini. 


Pittore,  e  Inventore  delle  Scene  Sig  Luigi  Facchinel- 
li  di  Verona  >  e  Figurista  Sig.  Qaecano  Piattelli 

Macchinisti,  e  D  rettori  del  Palco  Scenica 
SigS  Giuseppe  j  e  Candida  Rorgini^ 

Il  Vestiario  sarà  eseguito  per  gli  Abiti  da  Uomo  dal 
Sig.  Francesco  Ces;  ri  e  per  quelli  da  Donna, 
dal  Sig  Giuseppe  Bjgnani  Sui- 
tori  Fiorentini. 


ATTO  UNICO 


SCENA  PRIMA 

Parco  ammanissimo  nel  Castello  del  CootediFer^ 
sen  chiuso  da  alti  cancdli  di  ferro,  per  cui 
ii  vede  la  Campagna  .  Due  sediii,,  e  da  uq 
lato  UQ  grosso  albero.  Viali  ec. 

Battaglia  esercitando  nella  milizia  diversi  Conto:^ 
dini,  Gertrude  e  Contadine  che  tfSservanQ. 

Cero    Siamo  pronti  al  vostri  cenai 

Comandate,  esegui  remo  j 

Ed  onore  vi  faremo 

Colla  nostra  abilità, 
Baf.     Attenzione  al  mio  comando  , 

Via  da  bravi  che  mi  preme 

Sahuate  tutti  insieme... 

Male  male  in  verità. 
Ger.     Che  commedia!  ah  ah  ah  ah.  rid^ 
Bat.     State  zitte  voi  pettegole . 

Camminate  ai  vostro  uffizio^ 

O  lutt' altro  ch'esercizio 

La  mìa  truppa  imparerà. 
Su  da  capo:  mano  in  alto. 

Con  pià  grazia  ...peggio  ancora. 

Osservate  me  in  malora. 

Attenzion  ;  così  si  fa  • 
Ger.     Lei  mi  par  che  giochi  a  mora 

Mi  diverte,  ab  ah  ah  ah. 
Coro     Ma  in  un  solo  quarto  d'ora 

N.»n  può  farsi  come  va. 
Mal.     Qaest'è  un  beli  attejgiamectt 


Coro    Ecco  quk  non  è  contento? 
Bdt.     Non  va  bene,  ognun  lo  vede* 
Coro    L'impazienza  adesso  eccede* 
Bac.     Mano  in  alto,  indietro  il  pi^de^ 
Non  c*è  poi  difficoltà. 
A  voi  fate,  salutate? 

Che  bestioni  !  che  zucconi  ! 
Al  malanno  via  di  qua. 
écr.     Di  galline  ì  battaglioni 

Lei  è  avvezzo  a  comandar, 
firit.     Signorina,  non  canzoni 

Che  da  gallo  anch'io  so  far. 
Coro     Tal  strapazzi,  ci  perdoni. 

Non  siamo  usi  a  sopportar. 
SCENA  II. 
Eloisa^  Gertrude  y  t  detti 
Blo.  Cosa  fai  qui  Battaglia  ?    Bmt.  Oh  benedettar 
Un  bel  ricevimento  militare 
Volevo  preparar  al  mio  Padrone 
Vostro  futuro  Sposo 
Che  a  momenti  si  attende, 
E  farmi  dell*  onor ,  ma  eoa  costóro 
Lavo  la  testa  airAsin©.    Elo,  Buon  vecchio 
Lasciagli  agir  col  proprio  sentimento, 
Questo  sarà  il  miglior  ricevimento. 
Bat.  (Dopo  tanta  fatica...)  Ebben  rinuncio  sde^n. 
All'impresa  e  men  vado.  Riverisco, 

dispettosamente 
(  Gran  Donne!  di  vent'anni 
Han  cominciato  ad  es<iermi  fatali  » 
Pazienza.)  Mars.. . d* accordo  con  quelpas^^^ 

Ai  Contadini  mettendosi  a  testa  di  loro 
Dritti  ed  uniti  s'ha  da  cammioarè.., 
i  Contadini  tanno  male 


6 

Andatevi  ana  volta  a  far  sqqfirtard  . 

li  lascia  e  parte,  l  Vìlhni  prosc^uon» 
disordinati . 

S  G  E  N  A  m 
;  Eloisa  j  e  Gertrude. 

Elo,  Gertrude,  io  son  perduta.  piarygente 

Oer  Eh  via  credetemi , 

Noa  può  darsi  ripeti;  almeno... 

Elo  Ascolta.  trae  una  lettera  e  legge. 
55  Amica.  Vi  dò  parte  che  Isidoro  Friz  vive» 
95  In  qu«*sto  iTjomento  è  fuggito  dalle  prig,ioai 
w  di  questa  Oittà.  La  nuova  è  certa  pur  trop- 
95  po .  Io  .«tessa  gii  ho  pariate» ,  e  molto  b^M* 
91  riconosci nto  ...99  ^ 

Gc.  Ma  chi  vi  diede  adunque 
Quelli  attestati  autentici,  e  legarli 
Che  lo  feau  da  quactr'  anni  all'altro  mondo? 
Tante  fedì .  , . 

Elo  Un  amico  cii  quel  mostro 

Me  le  recò.  O.ioardo ,  non  scorgendo 
Altro  obietto  al  suo  amore , 
Don  )  legai  mi  fè  del  suo  Castello  > 
Di  tante  terre,  e  la  mia  alla  sua  destra 
Oggi  unirsi  dovea...     Cer.  Or  che  pensate? 

Elo,  Mia  cara,  io  lo  confesso 

A  lai  più  non  ardisco  presentarmi , 
V  »trebbe  sospettarmi 

Complice  d*  ua  inganno  ...Oh  Dio  fquai  voci  ?..% 
t)i  d^^ntro  E/viva,,.       Ger.  Egli  è  che  giunge 
EloiSd  si  rattrista  maggiormente ^  e  dimostra 
uri  estrema  inquietudine . 
Coraggio.     £^0  L  alma  in  sen  mi  $ì  divide. 
Oiì  momento  funesto! 
Ger.  Pianger  fate  me  pur... 


Eh.  Che  giorno  è  questo! 

S  G  E  N  A  IV. 
Od§ardo  con  seguito  e  dette  »  poi  il  Maggiore  < 
Od^.    Vieoi  mia  dolce  upemc 

Amabile  ^mia  spasa 

La  sorte  alfìa  pietosa  , 

Mi  riconduce  a  te. 
Ciò.     Tenero  t5  d^lce  oggetto 

Che  vìvi  nel  cor  mio... 

(Qaal  fia  mai  pena  ,  oh  Dio  ! 

tie  questa  mia  non  è.) 
Odo.     Sposa.,.        sorpreso  ed  agitato 
Elo.      Odoardo . 
m  2      Oh  Cielo  ! 
Od&.     Tu  palpiti,  perchè? 
£lo.     Sappi...         Gertrude  Jk  segno  indietté 

di  non  parlare  ancora. 
Odo.     Favella  . 
Elo.     (  Io  tremo.) 
Odo.      Turbata  in  tale  istante  ì 
Elo,      A  tanta  gioja  o  caro 

In  sen  quest'  e  loia  aruante 

Reggere  uh  Dio  !  non  sa . 
4  2      Alma  dell'  alma  mia 

Delizia  di  mia  vita 

Di  questa  più  compita 
f 

Non  v'  è  .  r  licita 

Odo.  Qual  contento!  ixbbrdcc.  /i/o.fQnal  pena  !) 
Mag  Oh  bravi,  evviva...     Odo  Elé.  si  separano 

Co»'  è,  v'  ho  disturbali? 

Soji  ugm  di  mondo  in  libertà  vi  lascio... 

per  partire  vien  trattenuto  . 
Odo.  Che  ve  ne  par?       Mag.  Bellissima, 


8 

^uona  ?  CJo.  Aisai . 

Mag.  Go*a  rara^  AaioiO  aduaquc 

Si  facciali  queste  nozze: 

Hii  scelto  un  vf^ro  pezzo  da  sessanta* 

Mi  coosold  con  te  . 
Elo  Voi  mi  fate  arrossir  <  si  sente  suono  di  tambafo 
Mag.  Ma  cos'  è  queno  ? 
0d9  Per  certo  qualche  bella  iroprovisata 

Dei  mio  vecchio  Battaglia, 

GaiautU'  rn  senza  pari  ed  onorato. 
Mag,  Nipote  riù©  tu  qui  sei  fortaaato. 
SCENA  V. 
Battaglia  alla  testa  de  saliti  ContcìUnì  e  detti . 
Bat.  Aito  . .  fronte  !..  bravissimi  (  i  somai  i .  ) 
poi  sì  presenti  egli  stesso  con  gravità  militare 

Cooie  Alessandro  Magno 

Dopo  la  gran  vittoria  di  Mazzorbo  , 

E  come  Bemo,  e  Ro  molo 

Dopo  la  dimuzì^'n  della  grao  Troja 

Non  6d<5gnaro  gli  omaggi  , 

De  Greci  e  de  Per\«ìani. 
Qdo,  Basta,  basta,    annoiato  e  pensoso  passeggia 
Bat  Almen  per  lui...       addit&udo  il  Mag. 
Mag,  No  amico  ti  ringrazio. 
Bat,  P' vere  i&ie  fa  iche  !  un  tnese  intero 

Ho  studiato  la  storia  Romana 

Per  far  un  complimee^to  i«usitato. 
Pio  ad  0  o.  Perchè  così  agitato? 
Odo  E  ti  nulla,  nulla  .        comt  riscuotendosi 
J\1jg  Piasi  forse  a  colui  che  ci  ùrmhì 
Elo  F'»«te  assaliti?  spaventata. 
Bat  Oh  iJiavo^) .       Odo.  Un  pezzente,.. 
Elo.  S^Ajai  .    Odo  Ce^rcava  il  Conte  di  Fersen- 
4/0.  (  l\j^s  egli  cìai  !  ) 


Mag,  Saper  da  noi  volea 

Se  avea  sposata  certa  Vedovella. 
Odo.  E  che  v  importa  diisi  : 

Lo  iianrete!  e  sen  fugge, 
fi/o.  Oh' Dio!  Odo.  Mia  cara 

Sta  lieta  e  ti  consola 

Non  avvepne  altro  male. 
Bill.  Dov'  è  qacbto  briccone? 

L'  av;à  da  far  eoa  me.  Figlioli  a  no:, 

Andiamo  ad  arrestarlo. 
Eia.  Ab  no  . . .  lasciate. .  •     Bai.  Corpo  ... 
Odo.  Ubbidisci         «  Bat. 
Bat.  Ulim  ,  come  comandate. 
Mag  A  munte  a  incute  queste  >«on  barz^eole  . 

Nozze,  nozze,  ed  allegri.  0^n'\  ii.iijuto 

Di  ritardo  è  per  mo  un  secolo  .  Aadiaaio 

Son  vecchio,  e  presto  presto 

Vorrei  veder  da  voi  sei  ragazzini 

Bamboleggiarmi  intorno  ,     Eh.  Sospendiamo 

Ciaro  Odoardo...  una  tri!*tcezza  fiara 

Un  prCvsagio...    Ahig.  Ek  che  diavolo  adesso 

Di  presagio  vi  salta  nella  testa. 

Per  ritardarmi  tal  piacer  che  alfine 

Interessar  dovria  più  voi  che  me  , 
Odo  Eloisa!...  so:fpssi? .       Elo.  Permettete. 
Bat»  Oh  questa  è  vaga! 
Odo  Come  vi  piace,    freddo  e  con  sospiro. 

Preiso  lei  rimanti.         a  Bat. 
Bat,  Son  qua.  Comandi , dica,.  Gàm  rati  ?  aiV/7(. 

Fate  corte  al  Padrone. 
Elo.  Addio.  adOdo.       Odo  (Che  fia  !  ) 

A  te  affido  un  tesoro  sovramano,    a  Bau, 
Bat,  Non  dibitar  che  st^co  è  Soliiiiano.  partono 


S  G  E  N  A  VI. 

Isidoro  Friz 9  e  Valter  ambedue  in  arnese  curto^ 

entrano  nel  Parco  cén:  qualche  eantela. 
Friz     Le  donne  che  si  fermaa© 
Solo  alla  snpeificie. 
Vedendomi ,  mi  dicouo, 
Che  bratta  ervatura! 
E*  scarso  di  misura. 
Li  iD'-^nca  un  non  s^^  chè  . 
Ma  chi  nfl  'tte  al  .solido 

Sì  stit  ca  ftou  è . 
Son  bratto;  è  ver,  (o  sò. 

Lo  specchio  anch'  io  ce  V  ho. 
Ma  in  petto  ho  ua  alm  ardita 
Che  non  la  cade  a  Fiuto: 
Son  furbo ,  suo  astuto , 
Capace  giaro  a  bacco 
Di  metterà  in  un  sacoo 
L  intera  umanità. 
T^ài  Dunque  siam©  arrivati  . 
Friz  Ah!  che  ti  pare? 

Tatto  quello  che  vedi  è  ttìtto  mio, 
E  fin  d*  oggi  disporre  io  ne  potrò. 
Val.  Quando  V  avrò  veduto  i!  crederò. 
Friz  La  Contessa  che  è  V  unica  Padrona... 
Val  Cioè  tua  moglie.       Fnz  Appunto 

Quella  che  ua  giorno  a  Monaco  ho  rapita r 
Val  E  che  sposata  appena  abbaudormsti 
Per  fuggir  dallo  sdegno  di  sa.>  Padre, 
Che  morto  ti  volea ...  Ma  sei  sicuro 
Che  sia  fiposa  a  qnelT  altro? 
Friz  Almen  lo  credo 
E  ancorché  n')n  lo  fosse 
Quanto  a  Sei  ha  donato 


w 

Or  mio  diventa  per  necessità . 
Val  Tq  lo  speri.       Friz  Non  v'è  difficoltà. 

Morto  il  Padre  di  Eh  i^^a  ,  or  francamente,.. 
Val.  Quella  D^nna  saria  ?    vederi,  Elo,  accostarsi 
Friz  JB'  appunto  quella  . 

Ritirati,  a  un  mio  renuo  corri  qui. 
Val.  Ti  fecrvo^      i  temer,  bu^-^a  cosi.  par. 
S  C  E  N  A  VII 
Friz  ,  poi  /'loisd ,  infine  BattagUcL 
Friz  Godiamo  questa  coiijica  sorpresa. 

(Qua!  perfìdia  inatesa!  ) Oh  Glel  chi  veggio! 
Friz  Brava  per  bacco    Lo  stupor  di  meglio 
Il  Comico  pili  esperto  non  e^^prime. 
Dopo  sì  reo  delitto  ?       Eia.  Qaal  delitto  ! 
Friz  Voi  eoatate  per  niente. 
Falsificar  le  carte 
Per  sposaivi  l'amante. 
Slo.  Ah  scellerato  !        Friz  Ma  vVè  giustizia. 
Eia  Oh  Dìo!  Friz  L'infamia  rea 

Al  mondo  scoprirò  ..       f  io  Uehper  pietà^ 
Frrz  Aprirà  gli  occhi  il  Conte,  e  allora 
Ylhiederete  difesa 

Allo  Sposo  legittimo .       £/^.  Comprendo 
La  cagion  che  ti  guida.       trae  ma  borsa 
Questa  è  una  borsa,  parti  ;  al  tuo  sostegno 
Lo  giuro,  ove  tu  s  a  jprowediiò. 
JFriz.  Per  sì  poco  di  quìi  non  me  jie  vò. 
Ci  vuol  altro  che  una  borsa 
SoH  raiKcrie  al  paragone. 
Il  mio  dr  tco  è  ria  i  adrone  , 
Tutto  è  mio,  e  tu  ro  io  vò. 
EI0'.     Ab  spietato ...  oh  Dio  che  sento. 
Come  mai  io  resto  io  vita? 
Cedi;  umile  rd  avvilita 


13 

Al  tuo  pi  è  mi  getterò  .  inginocchia 
Bat.     (Oli!  Veh  veh... che  quadrò  è  quello? 

Giuro  a  Marte  ed  a  Bellona, 

Eloisa  è  là  in  persona.,. 

E  colui  chi  sia  ijun  eò  .  ) 
Friz     Mi  fai  rider  ... 
Elo.     T'  allontana . 
Bat.     (  Si  n  di  stucco  .  ) 
Friz     Dinìoiana ,       la  respinge  e  cade 
Bat.     Ah  canaglia  un  tal  strapazzò.. 

entra  i  t  mezzo  Friz  cava  un  pugnalt 
Eloisa  si  Jrappone , 
Friz     T^c! ,  ìudu-t^o,  o  ch^3  ti  ammazzo. 
ELo.      Nò  llittagVia  ;  ferola     arresta  .,. 
Bat.     QueSiO  a  n3e,  chi  sei  bi^-bone? 
Ff^z     '^^reni  1  ..  ad  Élo  Tremi  il  tuo  Vd.àTOXì^  d  Jìat. 
Elo      Tutti^ ,  amico,  io  ti  dirò.  a  Bat. 

Mùt.     Gent'.s  ajuto.    Elo.  gii  diiiiie  la  bocca 
Elo,      Vanne,  parti/       a  Friz  tratten.  Batt. 
.Friz     Vado  sì,  ma  ci  vedremo* 
E/o.  Zto. 

Bat.      Ajuio.  come  sopra, 

Friz     Non  VI  temo. 

Elo.     Qual  .sinistro  è  questo  mai 

Stelle  barbate  e  spietate! 

Sogao  veglio,  oh  Ciel  non  sò- 
Friz     V resti)  si  mi  rivedrai  .       ad  Elo. 

Vernalo  pazzo  .  m'aspettate. 

Pili  t<^rrìb'l  tornerò.  parte 
Rat.      Che  ifì!]^a.buglio  è  questo  ma^  ! 

Ah  Piidrora  p  rdonate.,  cerca  liberarsi 

Non  Ih  te  %o  nò  nò  nò  . 
^tràscinato  dèi  £,lclsd  part^  oppòstamente . 


SCENA  Vfir. 
Gertrude  dal  Cartello,  poiOdoardoe  il  Maggiore. 
Ger,  Povera  mia  ^vior^  na 

Vedete  ìii  che  imbarazzo  si  ritrova. 

Sul  rnomeoto  di  ftir  la  iua  fortuna 

Il  Diavolo  ci  pene  la  :)Ua  coda  , 

Davvcr  mi  fa  pietà. 

Come  a  finire  andrà? 
Odo.  Gertrude,  dionni  il  ver,  la  «ila  venuta 

Ha  sturbato  Eloisa  •     Gcr.  Eh  che  le  dona* 

Son  sempre  Donne  . 

Vi  diiò..,  sente  un  tamburo. 

Odo.  Che  è  stato? 

Mag.  Col  Tamburo  Battaglia  dove  va  ? 
S  G  E  N  A  IX 
Battaglia  iLrmato  di  schiappa  a  tracolla  ,  e  mI 
Tamburo  9  chs  batte  disperatAm^nte 
A)d.  C'è  qualchi5  noviià? Parla  Lasciatemi. 
Un  azioa  di  Nerone,  da  Caligola. 
Neil'  Istoria  R umana  • . . 
Odo.  Eh  pazzo,  parla.       Mag,  Spiegati  via,,. 
tiat.  Ad  Eloisa  ,  a  me... 
Odo.  Io  fremo...  Ger,  Su  dì. 

ffat.  Passeggiavo  nel  Parco...   posa  il  Tambaró 
E  la  vedo  in  ginocchio, 
Come  Virginia  ad  Appio, 
Supplicar  una  certa  figuraccia  . 
0^0.  Eloisa  a  na  nom  ipto^tt^td,\  con  gran  sorpresi 
fiat.  La  v^do  strapazzata...  E  allor  qual  bruto 

Entro  in  mezzo  e  lo  afferro  ; 
Mag.  Bravo,  E  poi! 

Mat.  E  poi  costui  dà  roano  ad  un  coltello 
Par  fai:  di  ige  uà  crivello.    Oio.  Ed  Eloisa? 
8 


Bai  Lei  m'  ha  scandali zyato  : 

Da  lui       hà  ^èparatò, 

E  lo  ha  fatm  E^r  gàìhbe. 
Odo  Oa  Dio  !  che  sento . 

Qual  orribil  sospettò 

Va  serpéndbàii  in  cc^!...  pòssibil  mai... 
Io  fremo  ...  ài  primo  incofttro 
Iwcerca,  fredda...  Quei  stspir,  q;iitl  guardo . 
Tatto  tutto  m'  addita, 
Gtoe  la  fede  Èlofsa  avrà  tradita. 
Sento  gelariAl  il  sanguè 
Stordirò  io  qui  mi  resto  , 
L*  ¥hiiìra  iti  »<en  mi  langae; 
Trema ,  vacilla  il  piè . 
Barbara  D  urta  ingrata 

Tradirtoi ,  éh  Dio!  perchè? 
Vedrò.  .    ìsà:prò.  .  ^jael  core 
Noi  credo  ancor  capace , 
Anòor  dÉlI^  mia  piade 
Stìnto  Fa  speme  i'n  me.  pàftè. 
S  G  E  N  k  X,. 
Battaglia  ed  il  Maggiore é 
Bat  Che  ne  dice  Eccellenza  ? 
Mag.  Non  ini  fo  maraviglia. 
Èat.  K  ver  sòia  donne  . 

Nella  storia  Romana:  si  ritrova 
Che  la  barbara  Eslea 
Al  povero  Didan  V  &a  %tta  brutta , 
E  Poppea      «a  .  . . 
Mag.  Battaiglia  in  cfarìtà  Msciàin  ?oppea , 

Qiie'  barbante  «ttìi  pifemfe  . 
Bdt  Oli  per  bacchissimo 
N  Ila  .storia  scaldato 

h  avca  ditóCDticato  . ripigltà  il  UntbutQ  * 


Ma  per  Scipio  AfFricano  non  temete... 
Fo  già  cento      averlo  nella  rft«  . 
Métg.    Vola  ,  cOiri ,  e  me  lo  acciuffa  . 
Éat.     Corro,  volo,  e  acciuiferò. 
Mag.    S«  seguisse  barabufFa  ... 
Bdt.    La  riserva  20  chiamerò . 
Mitg.  Vivo  o  morto. 
Bdt.     Morto  o  vivo  • 
Mdg,    Se  lo  giungi. 
Mài.    ^e  lo  arrivo  . 
Mag.    II  fucile,^  la  pistola 

Li  presenta  sulla  gola: 
E  se  occorre  aache  il  troniboap> 
11  trombone  ti  darò  . 
Bat,    Se  occorresse  anche  un  cannone. 

Un  cannane,  io  porterò. 
Mag.    Come  stài  a  munizione? 
Bat.      lo  di  polve  son  prO'/ visto. 
Mag.    Vola  ,  scappa  ,  e  a  me  ^uefl  triito 

Mi  conduci  presto  quà  . 
Bat.   "Sentirete  il  grand'  acquisto 
Che  farò  tarà  p^tà. 

parte  suonando  il  Tamliiiro 
S  G  E  N  A  XI. 
Il  Maggiore  poi  Friz  dal  cancello  ^  indi  Xì^^o^fì^^ 
Mag.  ile  settant'  anni  addos^o  e  non  stupisco: 

Galanterie  s  jn  queste. 
Friz  RiverÌÉ.co.         entranda  franco  . 
Mag.  (Oh  oh!  cohii  eie  ci  fiir/tìò  nel  bQSQO,ì 

Chi  domandi  ? 
Friz  Del  Gante.       Od^  Eccomi,  che  tuoi;? 
Friz  Da  &0I0  a  solo 

Parlar  con  lei  di  cosa  d'  importanza . 
Még.  {^Qn  ti  fidar.)       piie.  .(Noà  tèmo 


i6 

Permettete  ub  momento.       al  Mag. 
Mag\  Come  vuoi  .(Quella  faccia  non  m' è  nuova* 

Voglio  ascoltar:  se  il  mio  p^asicr  ooo  ^ibìgria 

Costui  deve  esser  certo  una  caaaglia .  )  ririra 
Friz  Perdoni ,  mi  dispiace , 

La  sua  gioja  a  ^sturbar.  Odo.  £  che  prccaadi 

Dirmi  eoo  ciò? 
Friz  Non  r*  ammogliaste  voi 

Coa  Eloisa  Verncr?  Oio.  Ache  tal«  richiesta? 
Friz  A  che  ?  Quella  è  mia  moglie . 

Sono  Isidoro  Friz . 
Odo.  (Oh  Dio,  che  asc  Ito!) 
Mag.  (Ora  capisco  tutt>,,. 

Il  Disertore  Frìzl...  va  chf  stai  fresco. 

Era  mèglio  per  tp  che  fo^si  morto  )  parte. 
S  C  E  N  ^  Xll 
Odoardo  e  Friz  ^poi  Eloisa  ,  indi  Battaglia  e  Contai^ 

armati  di  facili  dì  sciahlc  ec, 
Friz  là  amore  ,  o  V  ambizione 

Ij  ha  indotta  a  finger  fedi  y  e  faUe  carte 

Per  farmi  creder  morto, 

£  maritarsi  a  voi.    Odo.  Ah  scellerato! 

Di  Bì  vile  reatp 

No  capace  non  è  qaell*  iti  felice  : 

Togliti  agli  occhi  miei .    Fnz  Di  qua  non  parta 

Senza  mia  moglie, 

E  quanto  le  donaste 

Di  mia  ragion  diviene. 
9do.  Infame,  oh  Die!    sdegnato  estremamtatc 
Friz  Voi  resiiJtete  invan,  reo  vi  rendete 

Di  violenza  e  di  complicità. 

Ricorrerò  alle  leggi.       Odo  Ah  Tifa  mia 

Più  frenarsi  non  sa .       Friz  Fine  alle  ciarle 

Sono  i  miei  dritti  troppo  giu«i  e  veri, 


E.eodetemI  mia  Moi^He  .       O^fo.  Tnvan  lo  speri  . 
Tua  Consorte  ,  ai  numi  il  giure, 
Nò  di  qui  non  partirà. 
Priz     Io  J^on  fermo  come  un  muro. 

Finché  appresso  a  me  verrà. 
Odo,     Sei  un  vile. 
Friz     Ho  i  dritti  miei. 
Olio.     Che  pretendi  ? 
Ff'iz     E  tu  chi  sei  ? 
Odo.     Maaca  già  la  soffi? renila, 

Se  mi  segui  ad  inj«ultar. 
Friz     Signorino  abbia  pazienza 

Se  digiuno  ha  da  restar. 
Elo,     Ah  pietà  d'un  innocente     a  Odoardo 

Chi  mai  vedo  o  giusto  Ciel©!  vei.  Friz 
Son  di  sasso,  son  di  gelo, 
Posso  appena  respirar. 
GUaltri'E*  sorpresa!  è  resa  un  gelo! 

Puole  appena  re.<pirar. 
Friz     Vieni  con  me,  spergiura 

l  ajferrd  p^r  un  braccio  ^  trae  seco  uno  sti" 
le ,  e  vuol  seco  condurla  ;  ella  si  sforza  per 
liberarsi  9  Odoardo  vuol  opporsi 
Elo.     Pietà  di  me  ,  Signore . 
Odo.     laJietro,  traditore.  . 
Fnz    Nessuno  a  me  la  taglie. 
Mal,     Lasciala . 
Fiiz    E'  pur  mia  moglie  . 
Il0.    Oh  Ciel  . 
Friz     Mi  segui  infida  . 

trascinandola  come  sopra ,  battaglia  éff^r** 
ra  di  dietro  per   il  collo  Friz  ,  ed  i  Pillici 
io  circondano  9  e  V  incatenano 
EU.    Non  v*è  chi  alinea  mi  uccida? 


fat      Addossò,  ferma  là. 

Cor&    Se  ar  iisci  «  >|  di  muc^veru 

Vedrai  che  si  farà. 
Bat,     Sqiì  bravo  veraraente! 

Di  stacco  è  H  restato? 
El  Od,  Oh  colpo  inaspettato  ! 
Coro     Ei  freme, 
Elo.     Si  f  colora  . 

Coro     Ei  smania.  , 
Odo.     E'  titubante. 
a/^eCoroO  qua)  fatale  istante 

aesro  per  .  .  sarà! 
^  lai 

^at.     Signor  Fiiz,  lei  disertò: 

E  non  >erve  a  dir  di  nò, 
Tutti  i  segni  sono  qui 
Chini  il  capo  ,  e  dica  sì, 
E  fra  poto  poi  ve  rà 
U'}  beìli.s^'imo  e.^ercìzio  , 
Che  sei  fial'e  al  fro  tespizio  ' 
À  saggiare  a  lei  f  rà, 

Friz     (Oh  per  m^'  colpo  rui^ello!) 

Odo,         nontii^ca  lì  al  Ca?»teHv> . 

fJo.     Quale  affanno!  i;uU  paura! 

Ffiz     IJi  voi  tutti  è  un  i>  postura. 

Ah  lasciatetuì . . .    v&Undo  sciogliersi 

Coro     Ah  tenetelo 

Friz     Oh  ^ual  rabbia! 

Coro     Fermo  alò. 

Bat.     Via  da  bravi,  custòditelo: 

Giro  a  dritta,  alon  ,  marcion  • 

^f'riz    Fremo,  avvampo  di  furore: 

^Stelle  avverse  alla  mia  sorte! 
t'ra  Catene  m  braccio  à  'morte 


Vò  ia  UQ  pianto  a  subissar. 
Od  E/-  Preme,  avvamM  di  ftuore  : 
eC^ro      0«  mai  cerca  è  la  sua  sorte . 

Non  credea  sì  presso  a  morta 
Ghé  ne  andasse  a  subissar. 
Bat.     Crepa,  schiatta,  iiisert>re, 

Fammi  pur  le  ci  're  t-  rt« . 
Il  delitto  ha  gaiqbe  corte • 
E  fa  spesso  zoppicar  . 
S  G  E      A  XIII. 
Gertrude  ^-ola . 
Cer.  Dunque  non  c'  è  più  dubbio  , 
Quel  maledetto  vive, 
E  ci  mette  sossopra.  O  voi  fidatevi 
Povere  Donne  adesso 
Di  questi  uominaccì  . 
Ne  fanno  a  più  non  posso  , 
Grepan  per  sino  a  voghi  lor<^ ,  e  qxiandt^ 
Credete  non  vi  fàceiao  più  'paura, 
Saltano*  fuori  allor  di  sepoltura. 
Nò'  nò  nò>  lo  guiro  a<-it*^^so. 
Tutti  andate  alla  aiaiora. 
Io  Zittella  sono  aocuri , 
Nè  mi  lascio  ìnfi  .occh^^r. 
I  Voglio  vivere  tranquilla, 

I  Piti  non  penso  a  maritr^tiai  , 

E  se  alccin  verrà  a  ^^eccartui, 
Io  lo  mando.  .  a  for  «quartar.  /?^ir/?f, 
S  G  E  N  A  XiV. 
Odoardo ,  e  Bottìglia. 
Odo.  Va,  sciogli  Friz  ti  dico, 
I     E  qui  me  lo  conduci.       Bdt,  Ganzopate? 
Odo,  Non  parlar  ubbidisci. 
Bat.      m  affai  serio.,. 


2e 

Vut)l  fare  il  fin  che  ha  fitto  un  dì  Tiberio  parte  . 
S  G  E  N  A  XV. 
Odoardo  ed  Eloisa . 

Odo.  Eloisa?  Eia.  Signor. 

Odo.  Che!  più  non  sono 

Il  tuo  Odoardo?  Un  sì  gran  torto  oh  Cielo  , 
Al  mio  cor  perchè  fai?  Elo.  Più  non  mi  lice 
Pronunciar  sì  bel  nomo   II  mio  decoro 
Me  lo  vieta  per  sempre.  Oéio.  Avverse  stelle  I 

Elo.  Posso  sperare  almen  che  un  infelice 
Indegna  mai  sarà  di  vostra  stima. 
Che  odiosa  è  spregevole.  •.       Odo.  Eloisa 
Conosci  ora  il  mio  cor.  Dannato  a  mon^ 
Friz  disertore  ,  dall'  infame  pena 
Stiidierò  di  sottrarlo,  e  V  onor  tuo 
Illeso  di  serbar.       ELo.  (Gore  adorabile.) 

Odo.  Oro,  lettere  avrà  perchè  «parifica 
Tosto  da  queste  terre  , 
E  con  nome  mentito  in  Ciel  remoto. 
Miglior  sorte  godrà,  così  Eloisa 
Da  un  mostro  più  non  fia  perseguitata. 

Elo  A  tanto  bene  ingrata... 

Odo.  Benché  la  nostra  spemtì  sia  delusa 
Da  un  fatate  dover ,  finché  avrai  vita  - 
Provveduta  sarai .  Ogni  tua  brama 
Prevenire  saprò:  Di  tua  memoria , 
Purché  degno  ognor  sia , 
Paga  appieno  sarà  quest'alma  mia. 

Elo  Oh  generoso,  oh  grande,  o  senza  pari 
Uomo  al  mondo  invidiabile! 
Penetrata  . . .  confnsa  . .  . 
Spiegar  ...ridire  a  che  non  posso,  oh  Dio!... 
Ah  per  me  vi  risponda  il  pianto  mio. 
Perchè  mai  titanno  aiQoro 


di 

Tanto  avverso  al  nostro  ardor  ? 
D  )ve  mai  «i  trova  uq  core , 
Che  resìsta  a  tal  doior  f 
Potea  pur  rcndtra 
Pietoso  il  fato 
Più  fortunato 
Sì  fido  amor . 
Odo.        Mio  bene  amato 

Frena  il  dolor. 
Eh.     Ah  che  all'idea  di  perdert* 
Fra  tanti,  e  tanti  palpiti 
Gelai  vacilla  T  anima , 
Resistere  non  sà.  partM 
SCENA  XVI. 
Comincia  ad  imbrunire  la  sera 
Odoardo  poi  Friz  disciolto  ^  6  Battaglia 
Odo.  Vinsi  me  stesso  a  stento. 

Or  pago  è  il  mio  dover.  L'opra  si  compia. 
Èat,  Eccovi  qua  il  bel  fiore  di  virtù  : 
Odo.  Parti.  a  Battaglia 

Bat.  io?  davver...(  Nelle  romane  carte  pianoaód^ 

Mille  esempj  ci  sono..,  ) 
Orfd.  Parti  dico.     Bat.  Do?iiandandovì  perdono. 
(  Si  fida,  io  nò.  Qaa  chiotto  voglio  stare 
A  sentire  a  veder  cosa  sa  fare.  ) 

si  appiatta  dietro  la  statuét 
Frìz  Che  volete  da  me  ?  ardito 
Odo.  Sottrarvi  io  voglio 

A  un  infame  supplizio. 
Friz  Oh  oh  che  carità   Meglio  è  per  vo) 

Che  io  mora .  Bat.  (  Oh  meglio  assai .  ) 
friz  Senza  un  rivale 

Sareste  più  tranquillo.  Odo,  Ingrato,  taci; 
Ojiai  cade  la  notte,  in  Ubcrtado 


Mec/^  uscirai  dal  mio  Gastello.  Fnz  "Gr^tìt* 
Udo,  Oro  alP  uopo  bàsianie  io  ti  darò. 

Vesti ,  lettere  ,  e  quanto  è  oet  esfiario 

A  uno  stato  miglior  .  Lontre  n'andrai 

E  più  onesto  co^ì  viver  p  trai. 
lìat.  (  Matto.  )       Friz  Dw' è  quest'oro? 
Odo  Qui  m'attendi 

Tulio  ti  recherò.  Ma  alla  consorte 

Non  Imperare  d  unirti.  In  un  ritiro  . 

Pas>»erà  al  nuovo  ?io1è,-infin  che  degRO 

Tu  ti  renda  di  lei .  lò  non  '  ammonto 

Esjer  jitaro  da  te  viUnente.  ofìe.^o . 

N^fU  aggiungo  di  pia:  Iniendehti  ?  parte 
Friz  Ho  intes(» 

'  ;  S  C  E  N  A  XVìt. 
Frìz,  poi    alter  y  detto  nàscoiito, 
Friz  Valter,  a  tempo.,  feirdi,  in  >*>vservati 

Noi  potretno  parlar  .     Val.  Gran  brutto  siioglio 

Hdi  passar  '  davvero  . 
Friz  E  cooie  il  ^ai?         Fai.  Sò  tutto. 
tViz  Sa\  tu  ancor  che  il  mio  rivale 

]>r offre  Ja  libertà, delToro,.     Fa/.  Prenderlo. 

hi  libertà  e  dell'oro , 

E  una  moglie  di  meno  è  doppia  sorte. 
Friz  Che  moglie  !.*.  tei  confi  lo 

N  ^n  tò'è  mjgiie  Eloisa.  Fj/ Oh  cospettonc . 
Friz  Tutta  è  arte  d'J*maro.  Elta  però 

Ha  ragione  di  credermi  marito, 
h\  ben  l'inganno  ha  ordito. 
Tant  ò  rer  che  furiosa 

Divenne  nel  vedérmi,  sol  momento 
Cue  la  destra  mi  diè,  come  ti  dissi 
Co'^tretto  a  rilasciarla.       Fa/.  Intendo  tutto  * 
Friz  Uo  colpo  di  pistola 


Ij' ha  inviato  a  Plutone,  c  avanti  morte 
Un  foglio  egli  mi  scrisse 
In  cui  mi  p'C^a  di  scoprir  Terrore, 
Ma  non  sob  con  bestia.  Leggi.., 

dà  il  foglio  che  cava  dal  Portafoglio  a  Vùlm 
Val.  Oh  Diavolo.        dopo  aver  letto  piano 

Dunque  quanto  hai  promesso  ora  va  in  fumo. 
Frìz  DividerecBo  il  soldo,  sta  tranquillo. 
Vedrai  non  sarà  poco.       Val.  Coia€  vuoi. 
(  Birbon  ti  pentirai .  ) 
Frìz  M'ascolta:  Appena 
Avrò  la  somma  iu  mano 
Io  voglio  ringraziarlo. 
Val.  Come  a  dir?  ^<,>iega  un  pò. 
Frìz  Vog'io  ammazzarlo. 
La  notte,  ]^  mia  assenza 
Tirtlo  nasconderà;  nè  mai  sospetto 
Potrà  aversi  di  me:  te  Jo  prometto. 
Val.  (  O  che  infame!  )        Frlz  In  tal  guisa 
Sarà  mio  tinto  ciò  che  ei  diè  a  Eloisa. 
Fuori  intanio  mi  attendi,  e  il  p^tiser  mio 
Procura  secondar  .  Addio.  parte 
Val  Addio. 

E*  scellerato  più  che  non  crf<^:»va. 
MI  fa  raccapricciar   Cirro  a  Oioardo 
11  tutto  a  pi  lesar  :  luo  aMico  servo 
Troppo  infame  sarei 
Se  non  salvassi  adesso  i  giorni  suoi , 
Birbjn  ;  non  seguirà  ciò  che  tu  vuoi*  part^ 
SCENA  XVIII. 
Battaglia  solo 
Razza  di  IXIuzìo  Scivola,  ettecqetera,. . 

Fate  grazia  ai  bricconi. 
!   Povero  mio  Padrone...  A  me  ...l'amico 


E'  ancora  qui  v5c*tir>: 
Voglio  farla  da  Orlando  Paladino  . 
S  G  E  N  A  XIX. 
N^'tte  oscura 
Vàlter ,  e  Battaglia  che  vedendo  tornare  indietro 
Valter^  va  a  chiudere  il  fastello  d 
catenaccio  e  chiave 
Val.     SI  fa  notte  molto  o^curà 

lo  non  sò  dove  mi  vada. 
B&t.     Per  di  qua  non  si  fa  strada  > 
Nella  rete  han  da  cascar. 
Fai.     Qual  rumor ... 
Bat.     Gran  bella  caccia. 
Val.     Chi  ^ia  mai  ! 
Bat.     Facciam  cammino. 
M  2     (  Stava  fresco  il  padroncino 

,      (  Ma  per  me  si  ha  da  salvar. 
Val.     (  Al  Gastello  io  mi  avvici  ho 
(  E  il  Padrone  vb  ^^alvar. 

si  avviixno  verso  H  Castello 
S  G  E  N  A  XX. 
Frlzy  poi  il  Maggi  re  cen  Soldati ,  indi  Battaglia 

con  Contadini  armati. 
Friz    Qaanto  tarda  quel  Contino  [ 

La  ragion  non  ne  comprendo. 
E'  un  bel  pezzo  che  lo  attead 
Nè  si  vede  a  comparir . 
Sento  gente,  egli  è  lui  stesso, 
Or  lo  vò  davver  finir. 

si  ritira  dietro  un  albero 
Mag.    Senza  chiasso  .  ..ei  età  qui  adesso 

Vivo  o  morto,  ha  da  venir; 
Friz     (  Ah  $on  fritto...  ) 


^5 

Mi^g    Tulio  è  chiuso.       si  avarizà  con  i  Sal- 
dati vers0  il  cancella  che  ritrova  chiuso 
Se  non  mi  hanno  affé  ingannato 
a  a      (  Egli  certo  è  qui  appiattato 
(  E  non  puo\e  più  si^rappar  . 
girando  co'  Soldati ,  cAe.  divede  in  due  parti 
Frìz     (  E' il  Maggior!  tiranno  fato! 
(  Ah  rentiacno  di  scappar. 
si  scosta  dalV  albero  éiridando  tentoni  y  e  iremantM^ 
Bat.     Zitti  zitti  ,  tutto  è  cheto. 

Avanzarmi  vò  pian  piana. 
il  Maggiore  fatto  il  giro  dd  Teatro  si  avaa^ 
za  con  ineLd,  della  guardia  verso  Battaglia 
col  quale  si  urtano 
Mag,    Chi  va  là  ? 

Bat.     Ij  ho  preso  in  mano  ,    afferrando  il 3Ic(gg. 

Mag.    GciUe  i  ajato  ! 

Coro     Ferma  ih.  ^^^^^  . 

nel  tempo  stesso  T  aH\^^^9Aetà"nj ella-  ga^ 
s'incontra  ia  Friz  chcMalla  priinx  voce  spa- 
ventato fugge  verso  t'asoldati  che  /d  arre- 
stano  C'o^  gran  forzi  ,  Friz  cads ,   e  la 
Guardia  lo  distar  ma 
Yiz     Stdlc  rie!  san  Fovinato. 

Ah  dì  ms  ebe  ne  sarà? 
ì/lag  Bdt,  Il  birban  ci  è  capitato 
e  Cof'o    Più  speranza  ormii  noti  ha. 

SGENA  ULTIMA 
Ifo/ri  Contadini  iugombruno  la  Sceia^  vari  Scrr 

vi  con  fiaccole  e  Tutti . 
)dó.     Traditori  che  naai  scopersi  ! 
ilo.     Agijhiacciare  il  cor  mi  «ento! 
ter.     Quai  terribile  ardimento 

Nò  per  te  iioo  v'è  pietà^. 


t6 

Coro    Di      enorme  tradimento 

Egli  il  fia  pagar  dovrà. 
Odo,     Perchè  ingrato  ai  d^-aì  miei 

Attentarmi  ancor  la  vita? 
Frìz     Perchè  mia  volea  compita 

La  donata  proprietà. 
Mùg    Dunque  via^  lo  strascinate; 

Paghi  il  fio  del  suo  delitto. 
Ffiz     Presto  presto^  a  che  ilirdate?  disperato 

Mille  morti  io  «ori  che  oierto, 
Bat.     Ed  il  fatto  è  schietto,  e  certo 

Quand  )  lui  lo  dieo  quà . 
Friz     Tu  Eloisa,  qual  ti  credi. 

Nòv  non  sei  la  oiia  Con.^ortc 

Or  che  son  vicino  a  owrte 

Voglio  dir  la  irerità  . 
Coro    Come  cerne?  a^ssi  sento? 
£LOd  Oh  dilettolo  si  Ho  contento! 

Oh  '^iiìf  gvto  ^felicità  ! 
Frìt&     Questv)  foglio ,.iii  tutto  dice: 

Da  Jetiiaro  è  sottoscritto.  ^ 

Nel  morir,  pentito  afflitto. 

Tutto  il  fatto  ei  spregò  quà^ 
Coro    Via  si  legga ^  che  dirà. 
Elo.  leggendo  ,^  £  soprattutto  ti  prego  a  far  pa- 
,5  lese  ad  Eloisa  che  il  matrimonio  teco  appe^ 
99  na  coatraito  nella  forma  che  sai  è  nullo  ^ 
95  e  non  Toler  renderla  infelice  per  tutto  il 
■%  -tempo  di  »ua  vita . 

99  Je maro  che  muore. 

Mag.    Anche  questo! 
Bat.     O  che  ingarbuglio. 
Gcr.     Nè  lo  avevi  ancora  detto? 

Che  «masaccio  maledetta! 


Sei  pur  brutto  in  verità! 
jtfi^    Or  ^juidateuii  alla  morte, 

Poca  pena  è  a  tanto  error. 
Tutti    Vada  pure  alla  sua  sorte: 
Jji  >rà  bene  al  traditor. 

Friz  è  condotto  vìa  dai  Solddti 
Ef.Oi:  Giusto  Cielo!  ud'u^ti  i  voti 

Di  sì  caro,,  e  dolce  oggetto 
Il  sincero  nostro  etto 
Tu  puoi  solo^  consolar  » 
l^aL     Io  pentito  a'  vonrì  piedi 

Il  perdono^  imploro  e  chiedo. 
Odo.     Sì,  di  cor  t@  lo  concedo: 
Tu  salvasti!  a  me  la  vita. 
Col  narrar  la  frode  ordita 
Pi  queir  empio  scellerato. 
Tutti    Questo  evento  fortunato 
[  Or  si  pensi  a  festeggiar. 

I  Tutti  e  Coro 

Torni  al  seu  la  prima  calma 
Or  trionfi  un  puro  ardere: 
E  col  giubbilo  nell'alma 
Senza  pene  ,  nè  timt»re 
Questo  evento  forvunatO' 
Tutti  andiamo  a:  festeggiar. 


PINE. 


0